Positività. Capitolo 17

Ricominciai davvero da me. Iniziai a far selezione di amicizie, mangiavo frutta e verdura e bevevo molti centrifugati depurativi, mi iscrissi in palestra, presi finalmente la patente e iniziai piano piano a lavorare tra bar e ristorante. Poche ore al giorno, non volevo stancarmi troppo, non volevo che il fisico subisse degli stress ma volevo fosse alleggerito da tutto quello schifo che aveva gratuitamente mangiato negli ultimi anni.

Avevo imparato a fare molte acconciature con la amica parrucca, e tutte in modo tale da non far notare a nessuno che ne avessi una, anche se penso che tutti vedessero che non fossero i miei capelli. A me piaceva pensarla in questo modo e mi rasserenava, soprattutto durante lo shopping-terapia. Con la mia amica parrucca facevamo un sacco di acquisti, tra cui vestitini, anche molto corti. Già, finalmente a 23 anni ho scoperto la mia femminilità. Che soddisfazione! Imparai a prendermi cura di me, e considerando che non avevo peli e capelli, dovetti escludere parrucchiera ed estetista, quindi decisi di fare dei dolcissimi massaggi al corpo. La mia pensione di invalidità la spendevo così: shopping e massaggi. Ero finalmente riuscita a far le cose in solitaria, perché fino ad allora non riuscivo a far nulla senza che qualcuno venisse con me. Non potete immaginare cosa può significare scoprire una persona dentro di se che non si conosce, è una sensazione meravigliosa. Avevo finalmente acquisito una nuova ” me “. Ero determinata, forte e anche bella, con quei nuovi capelli, ma in realtà ero bella dentro e mi rendevo conto di trasmettere la mia positività alle persone che mi circondavano. Vi immaginate una ragazza di 23 anni, con capelli finti, spesso gonfia dal cortisone, con dei grandi sorrisi e vestitini corti? Da allora non sono cambiata, la mia personalità è rimasta quella. Spesso mi sento dire che non penso mai alle conseguenze. Sbagliato, io ci penso, ma me ne frego, quest’avventura mi ha insegnato che nella vita non bisogna pensare troppo ma agire e vivere sempre come meglio si crede, oggi ci siamo, ma domani?

Con tutta questa positività ero fiera di me, fiera di chi avevo scelto nella mia vita e fiera di essere una nuova me. Pensare che in passato ero una maniaca del controllo mi fa soffocare, quante cose mi sono persa con tutti quei calcoli mentali su cosa si potesse e cosa non si potesse fare. Uscire dagli schemi è stato un traguardo per me, una liberazione!

In quel magnifico momento della mia vita anche mia madre aveva un altro volto. Era più serena e meno preoccupata di come sarebbero potute andare le cose. Non ci crederete ma in tutta questa positività mia madre trovò un’eventuale strada alternativa, un’eventuale, ovviamente. Trovò su internet una cura sperimentale americana, della quale non capivamo una sola parola, vista la lingua anglosassone. Voleva portarla alla mia dottoressa. Ora, immaginate la mia faccia? Ovvio che si. Le dissi che se non era arrivata in Italia c’era un perché, ma lei nulla, chiamò immediatamente la dottoressa per un appuntamento. Avrei tanto voluto nascondere la testa sotto terra quel giorno, mi vergognavo da morire. Come si fa a portare del materiale medico in un ospedale? E’ come portare un macchinario per tagliare e levigare il ferro dall’ America, sconosciuto per l’ Italia, ad un fabbro. Oppure portare al macellaio un nuovo coltello, conosciutissimo in America per il suo potere tagliente sulla carne ma sicuro sulla sicurezza di chi l’adopera. Chi lo farebbe?

Beh, mia madre si, lei è riuscita a farsi ascoltare. La dottoressa lesse quel blocco di fogli, stampato da mia madre, per tre giorni consecutivi, traducendolo ovviamente in italiano, e si confrontò con il primario. La cura era reale, sperimentata in America da un equipe di medici e pare funzionasse su pazienti trattati precedentemente con tutte le cure convenzionali. Ma come potevano farla arrivare in Italia? Impossibile. L’ America non avrebbe mai dato l’ approvazione per poter sperimentare la cura a Piacenza, per di più in un ospedale non universitario.

Loro ci provarono comunque. Si misero in contatto con l’ospedale americano, con aria titubante e scoprirono una meravigliosa sorpresa: il farmaco era stavo dato in sperimentazione ad un ospedale universitario italiano, ma purtroppo era già iniziato con i primi 100 pazienti, e l’ America avrebbe dovuto darci il via libera per cederci il farmaco per la seconda sperimentazione, ma avremmo dovuto aspettare che si concludesse con i dati della prima. L’ospedale era a Bologna, a due passi da casa. Fremevamo tutti a tal punto da fissare un appuntamento con il dott. Z., il medico a cui avevano dato in mano la sperimentazione. Aspettammo due settimane.

Fu l’attesa più snervante di tutta la mia vita.

Il mio Primo articolo di Diario-Blog

Ciò che avrei voluto fare da grande? La scrittrice. Ho racconti che parlano del mio vissuto, del mio piccolo paese della Sardegna in cui sono cresciuta, dei miei primi amori, del mio primo approccio nel mondo lavorativo, dei miei primi viaggi, della mia malattia e della mia rinascita. Ho scritto così tanto da trovarmi diari, quaderni e cartelle con pensieri sparsi in ogni angolo della casa che abbia un cassetto, ma non sono mai riuscita a concludere un libro vero e proprio, forse perché non ho mai trovato il tempo di cercare una casa editrice che potesse darmi una mano a concludere, o semplicemente non ho mai trovato la forza di poter raccontare la mia storia. Magari sarebbe stata di supporto a chi, come me, ha lottato con qualcosa di più grande e ovviamente imprevedibile o semplicemente a me, che ho “re-imparato” a vivere con un bagaglio in più sulle spalle, e devo dire che ogni tanto pesa ancora, ma sono qui, e in molti mi dicono di sentirmi fortunata, e vi dico la verità, io so di essere fortunata e sono felice e soddisfatta della mia vita.

Oggi ho 28 anni, vivo in una piccola frazione di Piacenza e adoro viaggiare, considerando che non sono mai stata una studente modello, i viaggi sono l’unica cultura personale che non mi pesa studiare. Lavoro come consulente alle vendite nel mondo delle auto, sono sposata con un marito che ho scelto e lo ri-sceglierei altre mille volte (spero anche lui). Ho una mamma che vorrebbero tutti, attiva, ambiziosa, in continua evoluzione e ho due sorelle più piccole, una di 24 anni R. e una di 10 S, non potrei immaginare una vita senza le mie sorelle, chi non ha un legame così forte non può davvero capire. Ho una suocera meravigliosa, una donna brillante, creativa e continuamente in viaggio con mio suocero di 71 anni che ama ancora oggi fare 70-80 km in bici nelle giornate di sole. Ho degli zii lontani e sparsi tra Italia, Svizzera e Germania, e una nonnina di 80 anni che, sbagliando, chiamo poco perché non amo molto le chiamate a distanza, mi rendono un po triste e fragile, ma con tutti i suoi alti e bassi posso dire di avere una FAMIGLIA.

In questo blog spero di riuscire a raccontare di me, della mia vita, dei miei viaggi passati, presenti e futuri, ma ciò che spero di più è di riuscire ad avere la sensazione che questo mio “diario-blog” possa trasformarsi un un libro mai pubblicato.

Melania