Datemi un po’ di ossigeno. Capitolo 2

Forse la mia paura più grande era quella di subire un operazione, magari anche dolorosa ma non so di cosa avessi davvero paura, ma ricordo di essermi messa in malattia dal lavoro ( sto lavoro! ).

Dopo lo sfogo avuto, e le risposte vaghe di mia madrina, ritornai a Piacenza, e non potrò mai scordare il viso sciupato di mia madre, dopo una settimana  che non la vedevo, sembrava non dormisse da tempo. Mi abbracciò tanto forte e mi disse ” qualsiasi cosa sarà, la supereremo insieme”. Esagerata come suo solito, pensavo. Certo che supereremo tutto, insieme.

Il mattino dopo, 7.30,  avevamo appuntamento in un reparto con nome a me sconosciuto: ematologia. Da ignorante, cercavo di trovare il significato a questa lunga e strana parola. Volevo chiedere il significato a mia madre, ma probabilmente mi avrebbe detto ” prova a cercarlo su internet”. Si! Perché dovete sapere che mia madre, da buona insegnante che è, ha la buona abitudine di non dire i significati delle parole, perché suppone che la ricerca sul dizionario rimanga più impressa nella memoria, e non ha tutti i torti, per me almeno. Se non leggo non sono capace di memorizzare un dialogo più di 20 minuti!

Comunque, la scaletta fu questa: ore 8 analisi, ore 8,15 colazione al bar ( due croissant erano d’obbligo per la fame “chimica” che avevo) ,sigaretta ( d’obbligo anche se non respiravo più dall’asma che avevo ) , e alle 9 mi aspettava la dottoressa B.: donna alta, magra, capelli color castano e una voce che coccola l’anima. Mi disse che dopo le analisi avrei passato la mattinata a fare lastre, tac, ecografia e esame della boom. Io dissi di si, scambiando un sorriso. Ero solo stanca, volevo dormire, non ragionavo e non volevo che mi facessero ragionare a dire il vero, avrei dovuto sprecare troppe energie e troppi zuccheri che non sarebbero arrivati nel cervello, e questo mi rendeva irascibile.

Ora ricordo quanto fossi facilmente iraconda. Avevo scatti d’ira per tutto. Dal latte che al mattino non c’era, alla maglietta non lavata, all’insalata che non era quella che volevo. Che vergogna! Ora che ci penso non mi riconosco neanche.

Via di corsa in un altro reparto a fare la lastra al torace. Lunghe attese coricata, con la testa sulle gambe di mia madre, nelle panchine delle sale d’aspetto. Mi svegliava lei con toni lievi e con dolcezza (dolcezza forse perché aveva paura che urlassi nei corridoi, non sono sicura però ) ed io ancora addormentata mi alzavo e facevo tutto ciò che mi dicevano di fare, finivo, e poi di nuovo su un’altra panchina sdraiata a chiudere gli occhi. Ero davvero stanca. Era come se l’ossigeno non arrivasse al cervello ma di punto in bianco mi svegliai per davvero quando vidi un  mini trapano bucarmi il midollo osseo, ricordo di aver sentito un ”trac” nella zona del bacino, ovviamente sotto anestesia.

 

Ho trovato il lato positivo in questo con il passare degli anni, perché ogni tanto mi torna il dolore in quel punto del bacino e ho scoperto che riesco a percepire quando il tempo sta cambiando, soprattutto dal caldo al freddo molto umido. Io so riconoscere le previsioni del tempo dal mio bacino!  Mi fa ridere e sto ridendo anche ora che lo scrivo, però è davvero così. Ho un “corpo-meteo” precissimo.

Parlando di me, mi piace trovare sempre il lato positivo, anziché lamentarmi di avere un dolore forte ad ogni cambio clima, ho un dono, no? Odio, ed io non odio mai nessuno, le persone che si lamentano, che non riescono mai a trovare  il lato positivo nelle cose, ma perché complicarsi l’esistenza? Tanto bisogna vivere comunque, io preferisco vivere con la testa leggera che con rughe sulla fronte. Io dico sempre, e mio marito per questo un po’ mi prende in giro e un po’ gli da fastidio, l’importante è esser sani. Ed è vero, pensateci!

A me hanno rubato del tempo prezioso. Devo recuperare una vita intera sulla base di tre anni e mezzo persi in quella meravigliosa età goduta bene\male\peggio.

To be continued..

 

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Un treno di ricordi. Capitolo 1

Nel 2009 ho scoperto la mia seconda vita.

Ero una giovane 19enne con il desiderio di famiglia e un lavoretto che mi potesse gratificare. Pesavo 40 kg per 1.57, ero in forma, pensavo. Se non fosse stato per la nascita di mia sorellina probabilmente mia madre avrebbe subito un lutto subito dopo il suo arrivo, forse dopo un anno. Per fortuna il mio attaccamento alla famiglia mi ha detto “vuoi che tua sorella non sappia chi sei?”. A luglio 2008 è nata, mi sono precipitata a conoscerla, primo volo e via verso Piacenza. Eh si! Mia mamma abitava da qualche anno a Piacenza, e io non volevo abbandonare la mia terra natia, dunque, ho trascorso dai 14 ai 19 anni dai mie parenti in quel paesino nel nord della Sardegna.

Quando l’ho vista mi sono innamorata, non volevo più tornare a casa, ma dopo una settimana non avevo altra scelta: il mio datore di lavoro mi aspettava. Dovetti rientrare a lavoro e la prima settimana di settembre ho dato le dimissioni, una settimana di preavviso e mi sono lanciata da quella fragolina.

Ricordo di aver trovato lavoro, come apprendista parrucchiera quasi subito, facevo molti km al giorno ed ero sempre più affamata, stanca e magra. Avevo una tosse come se fumassi da 50 anni e un prurito alla pelle da grattarmi fino a farmi male, sembravo graffiata da un gatto, ma essendo magra mi vergognavo ed ero sempre super vestita: mai una gonna, un abito o un pantaloncino. Mi dicevano sempre ” beata te che sei così magra” e mi facevano solo innervosire. Odiavo cercare abiti da 12 anni, gli altri non potevano capire cosa volesse dire essere una donna con abiti da bambina.

Mia mamma si era fissata che non rispettavo gli orari dell’antibiotico, perché a 19 anni nessuno sa come prendere una pastiglia ogni 24 ore, con una sveglia puntata sempre alla stessa ora, magari all’ora di pranzo, mezz’ora dopo la chiusura del salone, così da esser sicuri di non lasciarne mai una indietro, neanche per sbaglio! Mia madre in fondo mi conosceva, non sono mai stata una che prendeva medicine in orario, anche perché raramente prendevo medicine, ma quella volta ci sbagliavamo tutti evidentemente, perché dopo tre antibiotici continuavo a dormire quasi seduta e con le finestre aperte, in quell’inverno di -13°.

A marzo, abbiamo pensato, sotto consiglio del medico di famiglia, di fare una lastra per vedere meglio la situazione, perché mi sono scordata di dirvi che nel frattempo, oltre l’antibiotico preso sempre in orario, mi stavo curando con cortisone, per un’ipotetica bronchite asmatica, dopo una spirometria, che aimè, non riuscivo a fare.

Presi un permesso dal lavoro, e la mia mattinata d’esami in pneumologia ebbe inizio. Ero molto stanca quel periodo. La sensazione era come se non dormissi più di 3-4 ore a notte da molto tempo ormai. Ricordo il fiatone nel compiere 20 passi e cercare in supporto una sedia o una panchina, ovunque mi trovassi. Ah, dimenticavo: ero una fumatrice da 20 sigarette al giorno, ma questo non giustificava la macchia nella parte alta dei polmoni e i globuli bianchi triplicati, rispetto ai valori normali.

Da qui, ha inizio la mia seconda vita parte 1, benché io non avessi capito ancora nulla di ciò che mi stava capitando: il mio unico interesse? Solo tornare a lavoro, altrimenti mi avrebbero licenziato, pensavo. Povera me: piccola e impaurita dal mondo del lavoro e poco interessata alla gravità di ciò che cercavano di spiegarmi, o forse nessuno mi aveva spiegato nulla, ho un vuoto di quei giorni.

Nel frattempo che mia madre si preoccupava di far vedere i miei esiti a più reparti, ricordo di essermi messa su un treno per Torino dove i miei zii abitavano ed esaminandomi oggi, tra vuoto di quei giorni e biglietto per Torino, probabilmente scappavo da qualcosa che avevo intuito, ma non volevo elaborare. Ricordo che dopo una settimana che ero da mia madrina ( sorella di mia mamma) ho avuto un momento di panico (come se qualcuno mi stesse tenendo da dietro, aggrappato solo alla maglietta, sopra uno strapiombo e l’unica cosa che vedevo era l’altezza) e di punto in bianco mi sono seduta sul tavolo, l’ho guardata e con la voce tremante le ho detto ” perché nessuno mi dice nulla di quello che mi sta succedendo?” e sono scoppiata in lacrime tra le sue braccia.

Dirò molti ” Ricordo ” nel mio racconto, perché devo sforzarmi di ricordare momenti che ho voluto probabilmente oscurare nella mia stanza dei ricordi, in qualche angolo della mia testa!

Ho bisogno di prendere fiato.

treno di ricordi

Il mio Primo articolo di Diario-Blog

Ciò che avrei voluto fare da grande? La scrittrice. Ho racconti che parlano del mio vissuto, del mio piccolo paese della Sardegna in cui sono cresciuta, dei miei primi amori, del mio primo approccio nel mondo lavorativo, dei miei primi viaggi, della mia malattia e della mia rinascita. Ho scritto così tanto da trovarmi diari, quaderni e cartelle con pensieri sparsi in ogni angolo della casa che abbia un cassetto, ma non sono mai riuscita a concludere un libro vero e proprio, forse perché non ho mai trovato il tempo di cercare una casa editrice che potesse darmi una mano a concludere, o semplicemente non ho mai trovato la forza di poter raccontare la mia storia. Magari sarebbe stata di supporto a chi, come me, ha lottato con qualcosa di più grande e ovviamente imprevedibile o semplicemente a me, che ho “re-imparato” a vivere con un bagaglio in più sulle spalle, e devo dire che ogni tanto pesa ancora, ma sono qui, e in molti mi dicono di sentirmi fortunata, e vi dico la verità, io so di essere fortunata e sono felice e soddisfatta della mia vita.

Oggi ho 28 anni, vivo in una piccola frazione di Piacenza e adoro viaggiare, considerando che non sono mai stata una studente modello, i viaggi sono l’unica cultura personale che non mi pesa studiare. Lavoro come consulente alle vendite nel mondo delle auto, sono sposata con un marito che ho scelto e lo ri-sceglierei altre mille volte (spero anche lui). Ho una mamma che vorrebbero tutti, attiva, ambiziosa, in continua evoluzione e ho due sorelle più piccole, una di 24 anni R. e una di 10 S, non potrei immaginare una vita senza le mie sorelle, chi non ha un legame così forte non può davvero capire. Ho una suocera meravigliosa, una donna brillante, creativa e continuamente in viaggio con mio suocero di 71 anni che ama ancora oggi fare 70-80 km in bici nelle giornate di sole. Ho degli zii lontani e sparsi tra Italia, Svizzera e Germania, e una nonnina di 80 anni che, sbagliando, chiamo poco perché non amo molto le chiamate a distanza, mi rendono un po triste e fragile, ma con tutti i suoi alti e bassi posso dire di avere una FAMIGLIA.

In questo blog spero di riuscire a raccontare di me, della mia vita, dei miei viaggi passati, presenti e futuri, ma ciò che spero di più è di riuscire ad avere la sensazione che questo mio “diario-blog” possa trasformarsi un un libro mai pubblicato.

Melania