Provate ad immaginarvi in una stanza di pochi metri quadrati con mura bianche e senza quadri appesi, solo una scrivania e una sedia, con un medico di cui non ricordate neanche il nome ma ha la vostra vita nelle mani, come reagireste? Non sarebbe rincuorante sapere che non siete voi a scegliere, ma che sia lui a farlo. Per me è stato uno shock perché non c’erano molte scelte, ne ero consapevole, o sceglieva di farmi entrare nella sperimentazione oppure mi avrebbe dirottato verso il trapianto, e ahimè, per me significava morire considerando che non volevo assolutamente prendere quella strada.

Alzò lo sguardo e mi chiese l’unica cosa che in quel momento non m’interessava “Ti hanno fatto la conservazione degli ovuli? “. Domanda sbagliata. Forse non aveva percepito in che situazione mi fossi presentata qualche anno prima all’ospedale di Piacenza. Con calma gli rispiegai tutto, ma lui pare non avesse ascoltato molto e mi rifece la stessa domanda, aggiungendo la frase “ era importante che lo facessero “. Ovviamente cambiai risposta e gli dissi che avrei riferito a chi non si fosse preoccupato di congelare i miei ovuli.

Ma quindi? Che ne sarebbe stato di me?

Mi disse così:

-Il trapianto è l’ultima spiaggia possibile. Leggo la tua storia e noto che in quest’ultima terapia hai purtroppo subito una brutta intossicazione, ma ho bisogno di chiederti di resistere, concludere il mese che ti rimane, in modo tale da diminuire la massa per poi iniziare finalmente la nuova terapia e vi spiego anche di cosa si tratta. Il farmaco è un anticorpo monoclonale anti CD30 e può essere somministrato solo se in seguito a trapianto autologo ( alias autotrapianto ) ed in seguito ad almeno due terapie senza aver dato interessanti risposte. La funzione degli anticorpi monoclonali è quella di riconoscere determinate proteine, o detti anche enzimi, e appena questo succede si aggancia, come una chiave nella sua serratura. Questo stimola il sistema immunitario ad aggredire SOLO le cellule neoplastiche e quest’ultime non saranno più in grado né di proliferare né di formare nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore. Mancando l’ossigeno esso smette di crescere e spesso si ristringe. Non perderai neanche i capelli, ma avrai risultati molto lenti, è normale, fa parte della terapia. Mi metterò in contatto con il tuo ospedale per capire come muoverci e soprattutto per organizzarci per far sì che le terapie verranno somministrate qui a Bologna. Le terapie dureranno 16 mesi, semplicemente perché ne faremo una al mese per 16 somministrazioni. Ognuna di essa durerà tre ore, ma sarà una passeggiata per te, potrai andare anche senza la mamma, appena ti sentirai pronta e sicura che le terapie non ti daranno effetti collaterali. Ora stringi i denti, torna a Piacenza e concludi l’ultima terapia-. Stretta di mano e arrivederci.

Non ci potevo credere, aveva detto SI! Potevo davvero avere una nuova possibilità che non fosse stata quest’ansia di trapianto. Ci speravo, ma chi avrebbe detto che grazie ad “una mamma con il camice “avrei potuto fare una nuova terapia, in sperimentazione per di più.

Piansi. Piansi così forte che non capivo perché, ero felice! Fu proprio lì che io scoprii per la prima volta il “pianto di gioia“. E’ un pianto che viene da dentro, prende ogni parte del corpo, e le lacrime scendono incontrollabili, ma l’aspetto più piacevole è quello di sentirsi confusi, passare dal ridere al piangere senza avere il controllo.

Ma quanto è bello ridere di gioia!

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