Le cure ospedaliere dovettero continuare in base alla prassi. Escozul aveva fatto il suo bel risultato, ma purtroppo le cure non potevano interrompersi in base ad una cura extra-ospedaliera. La dottoressa disse che le soluzioni non erano molte: o accettavo il trapianto oppure avrei dovuto continuare la cura precedentemente interrotta. Che ansia. Se avessi avuto altre scelte probabilmente le avrei scelte. Ho rifiutato il trapianto senza dare a nessuno il diritto esprimere la sua opinione, quindi ad esclusione, ho accettato la cura che mi aveva portato ad un tasso altissimo d’intossicazione.

In ogni caso mi sentivo obbligata.

Le cure ripresero il suo corso senza che avessi il tempo di realizzare e senza che potessi rendermene conto persi nuovamente i capelli. Nuovamente a testa in giù, nel lavandino, a togliere i capelli con una semplice spazzolata. Non avevo recuperato la leonessa che era in me, chissà dove si era nascosta. L’avevo scoperta proprio in quel percorso, ed ero felice di aver trovato una nuova me, e poi andò via, scappò dal mio corpo. Iniziarono le ansie e le paranoie di una ventitreenne che si sarebbe dovuta godere la sua età, invece doveva dipendere da una stupida organizzazione ospedaliera e ciò che essa ne comportava. Persi il sorriso, completamente.

Dalla psicologa non facevo altro che piangere. Avevo scoperto di avere la sindrome dell’abbandono, indovinate perché? La risposta è sempre ” la causa di tutto “. Mi arrabbiai con lei, le dissi che io ero lì per affrontare l’oggi e non il mio passato. Lei ebbe una risposta dolce e sincera: mi disse che la vita è fatta di piccole fratture, e per trovare quelle piccole crepe dobbiamo scavare nel passato, per capire chi siamo oggi. Mi lasciò impietrita questa frase, continuai ad analizzarla per ore e ore, mi aveva colpita senza capirne davvero il senso. La parola ” frattura ” mi aveva incuriosita, concepivo che avesse ragione non sapendo il perché, ma ci arrivai con il tempo. Le cure mi tolsero le poche forze fisiche che mi rimasero, e dovetti interrompere gli appuntamenti con la psicologa. Non riuscivo più a far tutto da sola, avevo bisogno di qualcuno che mi stesse affianco in ogni spostamento e considerando che mia sorella era in Sardegna, non volevo nessun’altro che potesse condividere una seduta dalla psicologa, neanche mia madre.

In quel triste periodo della mia vita avevo smesso di scrivere e di leggere, ma non avevo smesso di ascoltare musica, quella è stata per me ARIA, OSSIGENO. Non potrei immaginare una vita senza musica, la musica è vita, è sangue che scorre nelle vene, è brividi sulla pelle. Ero alla ricerca di una frase che potesse dirmi ” è la mia storia, eccola “, soprattutto mi cercavo nelle parole della mia amata Giorgia, e mentre cercavo il testo di una sua canzone su internet, vidi in pubblicità una frase di Chuck Palahniuk.

Trovata! Era lei la mia forza. Mi emozionai, la sentivo mia e solo mia, così tanto da essermela tatuata sulla pelle. E’ stata una frase che mi ha dato una carica pazzesca perché avevo davvero bisogno di uscire da quel tunnel.

” Non sai mai quanto sei forte, finché esser forte è l’unica scelta che hai “.

Ricomincio da me!

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