Sapete come sono uscita dall’ospedale? Con quasi 5 chili in più ( causa cortisone ) ma avevo dei bellissimi riccioli mori, quasi neri, sembravo un’afroamericana. Bellissimi! Gli adoravo molto, se trovo una foto la pubblico, erano una meraviglia. Vi chiederete cosa c’entri vantare dei riccioli ? Beh semplice, quando i bulbi muoiono , possono ricrescere per colore e capigliatura differenti da come si hanno sempre avuti dalla nascita. I miei erano lisci-crespi e scuri, non molto però. Devo trovare quella foto.

Finito! Pensai.

Terapia di supporto: radioterapia. Passeggiata, 15 giorni consecutivi di radio nel mio corpo e ne porto ancora i segni della preparazione iniziale. Ovviamente non fanno la radio senza prima aver isolato le zone non interessate, quindi, tra le lastre, la tac e la pet, si cerca, tramite un laser, il baricentro, e come si trova il baricentro? Fanno un taglietto con una lama e usano qualche goccia d’inchiostro indelebile. Ed ecco il tatuaggio gratuito: 4 segni nel petto, due laterali in altezza seno e due nella parte centrale dei seni. Uno è stato fatto per errore. Trovato il baricentro, attraversano il corpo 3 laser, uno per ogni punto, dopodiché creano di stampo, fatto appositamente di piombo ( unico materiale che isola le radiazioni ionizzate ) per evitare di bruciare delle zone interne del corpo indispensabili per la vita dell’uomo. Quando dissi “passeggiata” scherzavo ovviamente, avevo gola e petto completamente ustionati, dentro e fuori, ma non smettevo di sforzarmi di mangiare, nonostante il dolore ogni volta che ingoiavo qualcosa, inclusa saliva. Non ero d’accordo sulla radio, e non lo sono stata anche dopo. Ancora oggi faccio fatica a mangiare cibi troppo solidi e secchi, tipo il pane. L’importante è imparare ad accettare tutto, no?

Mi fecero staccare per 3 mesi, da marzo a giugno, non mi sembrava vero. Via il catetere endovenoso, e ovviamente corsa in Sardegna. Tornai abbronzatissima e contenta di non aver più sintomi che mi potessero far pensare che stava andando nuovamente male. Mollai un po’ con l’alcool, volevo cercare di mangiare meglio e soprattutto tenermi in forma. I capelli stavano crescendo e avevo dei riccioli troppo belli, ah quando mi piacevano! Mi chiamò mia madre per comunicarmi che la tac e la pet erano state fissate, salutai di corsa il giorno prima degli appuntamenti ospedalieri, ultimo volo e ritorno a casa.

Mi pietrificai! Era di nuovo positivo, lo stronzo aveva ricominciato con elevate captazioni in punti dove inizialmente non le avevo neppure. Basta! Lì dissi a mia madre di non toccarmi più, avevo vissuto e lottato troppo, volevo solo godermi la vita ed ero pronta a morire. Per lei fu uno shock, ma io non avevo più forze mentali. Contavo sempre sulla mia mente, ma quella volta non riuscivo, ero rassegnata. Nel frattempo fecero fare gli analisi, per calcolare la compatibilità, a mia sorella R. , a mia insaputa. Ero nera! Presi mia sorella da parte per chiederle cosa le avessero fatto, e lei mi rispose ” delle semplici analisi del sangue”. Era preoccupata, la vedevo. Sapevo che le avevano detto qualcosa in più, e infatti, avevo ragione. Le avevano già spiegato che probabilmente la compatibilità tra sorelle era intorno al 65%, e sarebbe stato l’unico modo per salvarmi la vita. Lei voleva donarmi la vita, ma era piccola, la vedevo. Obbligata a fare un gesto così grande, altrimenti con quali sensi di colpa avrebbe dovuto condividere se io a breve fossi morta?

Rifiutai il trapianto, con tutta la disapprovazione delle persone che mi circondavano, ma la vita avrebbe comunque segnato il mio destino: mia sorella era compatibile solo al 50%, quindi il trapianto non sarebbe stato fatto.

Mi arresi, e riscesi in Sardegna. Volevo stare un po’ tranquilla. Non ho più voluto pensare a come stesse mia madre, mia sorelle R., e la piccola S. che non avrebbe neppure capito cosa stesse succedendo, sapevo che le avevo solo rubato del tempo prezioso con la mamma poco dopo che è nata.

Imperdonabile!

Un pensiero su “Lasciatemi morire. Capitolo 10

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