Oggi è una giornata in cui mi da un po’ fastidio ricordare, perché diciamocelo chiaramente, io sono fortunata ad esser qui, l’ho già detto inizialmente, però tante volte mi pesa essere al mondo. Ci sono cose che sono rimaste oggi reduci da quel brutto/bel periodo e mi ricordano, oggi, che il passato c’è stato e devo farne i conti per tutto il resto della vita. Mi pesa molto, e lo esprimerò oggi e tante altre volte in cui in giornate come queste vedo solo quelle cicatrici, cicatrici che mi ammazzano da dentro. Oggi è proprio un giorno no, però ho voglia di scrivere e provo ad andare avanti in quel giorno di PET.

Quella mattina alle 8 mi aspettavano a Parma, a digiuno. Ero già nera. Sonno, fame, ira. Non ho detto una parola in viaggio, ho solo aspettato l’arrivo, seduta di lato pronta per riaddormentarmi, e anche lì, non m’importava di chiedere cosa stessi andando a fare, perché e per come. Arriviamo e mi fanno due domande, tra cui: “Gravida? digiuno? allergie?. Ma no, certo che non sono gravida, pensavo, non ve l’avrebbero segnalato? Poi mi misurarono la glicemia, tutto a posto, 86. Bene, secondo step. Mi accompagnarono in una stanza nei sotterranei dove non potevo tenere il telefonino e bigiotteria varia. Che mattinata lunga fu, ho dovuto resistere al sonno per tutta la mattina, ogni 10 minuti entrava un infermiere a chiedermi se andava tutto bene. Mi fecero accomodare su una poltrona, mi misero una flebo di fisiologica, e aspettai per 30 minuti li, da sola, assonnata e affamata. Finalmente rividi il medico, il quale si portava dietro una scatola penso in acciaio, aprì il piccolo forziere e da dentro levò una siringa con dentro del liquido che mi lasciò fluire nelle vene. 5 minuti dopo ero già negli spogliatoi, nuda con solo il camice addosso, di quelli usa e getta. Mi chiamarono e mi accompagnarono in quella stanza dove c’era solo un enorme macchinario con un tunnel, dove mi sarei sdraiata all’interno . Ricordo il freddo e i brividi per lo sbalzo di temperatura. Mi sdraiai, e mi spiegarono la procedura, era semplice: stai ferma, respira normalmente. Me ne vergogno ma mi addormentai per 30 minuti d’esame, mi svegliarono loro dicendomi parole del tipo alzati piano, aspetta, non avere fretta, potresti svenire. Che figura! Non capivo neanche ciò che mi stessero dicendo, percepivo solo le parole chiave. Mi misi i miei abiti per l’uscita, ma non mi fecero passare per la stessa strada per cui ero arrivata, e mi lasciarono con queste raccomandazioni: bevi, riposati e non stare a contatto con donne gravide, adolescenti e bambini. Perché chiesi, e la risposta fu che era radioattivo. Quanto me la ridevo! Immaginavo di fare continue lastre a chiunque incontrassi, mia madre in primis. Poi realizzai: a casa mi aspettava una quindicenne e una bimba di 7 mesi. Lì ricordo che l’umore cambiò, mi preoccupai per quelle povere cucciole a cui non volevo passare radioattività, e decisi insieme a mia madre di stare in giro per 5-6 ore in attesa di smaltire il liquido.

Sto cercando di sforzarmi di ricordare cosa fosse in quella giornata, ma vi giuro che non mi ricordo. Non mi ricordo neanche il ritorno verso casa. Che strano! Non so dirvi se ho dormito, cos’ho mangiato, i visi delle mie sorelle al rientro a casa, il tempo che faceva. Niente. Non ricordo neanche i colori di quella giornata. Mi sento un attimo persa, forse è il mio umore di oggi, o forse semplicemente è stata una giornata normale, o magari tanto dolorosa da scordarmi ogni cosa.

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