Nel 2009 ho scoperto la mia seconda vita.

Ero una giovane 19enne con il desiderio di famiglia e un lavoretto che mi potesse gratificare. Pesavo 40 kg per 1.57, ero in forma, pensavo. Se non fosse stato per la nascita di mia sorellina probabilmente mia madre avrebbe subito un lutto subito dopo il suo arrivo, forse dopo un anno. Per fortuna il mio attaccamento alla famiglia mi ha detto “vuoi che tua sorella non sappia chi sei?”. A luglio 2008 è nata, mi sono precipitata a conoscerla, primo volo e via verso Piacenza. Eh si! Mia mamma abitava da qualche anno a Piacenza, e io non volevo abbandonare la mia terra natia, dunque, ho trascorso dai 14 ai 19 anni dai mie parenti in quel paesino nel nord della Sardegna.

Quando l’ho vista mi sono innamorata, non volevo più tornare a casa, ma dopo una settimana non avevo altra scelta: il mio datore di lavoro mi aspettava. Dovetti rientrare a lavoro e la prima settimana di settembre ho dato le dimissioni, una settimana di preavviso e mi sono lanciata da quella fragolina.

Ricordo di aver trovato lavoro, come apprendista parrucchiera quasi subito, facevo molti km al giorno ed ero sempre più affamata, stanca e magra. Avevo una tosse come se fumassi da 50 anni e un prurito alla pelle da grattarmi fino a farmi male, sembravo graffiata da un gatto, ma essendo magra mi vergognavo ed ero sempre super vestita: mai una gonna, un abito o un pantaloncino. Mi dicevano sempre ” beata te che sei così magra” e mi facevano solo innervosire. Odiavo cercare abiti da 12 anni, gli altri non potevano capire cosa volesse dire essere una donna con abiti da bambina.

Mia mamma si era fissata che non rispettavo gli orari dell’antibiotico, perché a 19 anni nessuno sa come prendere una pastiglia ogni 24 ore, con una sveglia puntata sempre alla stessa ora, magari all’ora di pranzo, mezz’ora dopo la chiusura del salone, così da esser sicuri di non lasciarne mai una indietro, neanche per sbaglio! Mia madre in fondo mi conosceva, non sono mai stata una che prendeva medicine in orario, anche perché raramente prendevo medicine, ma quella volta ci sbagliavamo tutti evidentemente, perché dopo tre antibiotici continuavo a dormire quasi seduta e con le finestre aperte, in quell’inverno di -13°.

A marzo, abbiamo pensato, sotto consiglio del medico di famiglia, di fare una lastra per vedere meglio la situazione, perché mi sono scordata di dirvi che nel frattempo, oltre l’antibiotico preso sempre in orario, mi stavo curando con cortisone, per un’ipotetica bronchite asmatica, dopo una spirometria, che aimè, non riuscivo a fare.

Presi un permesso dal lavoro, e la mia mattinata d’esami in pneumologia ebbe inizio. Ero molto stanca quel periodo. La sensazione era come se non dormissi più di 3-4 ore a notte da molto tempo ormai. Ricordo il fiatone nel compiere 20 passi e cercare in supporto una sedia o una panchina, ovunque mi trovassi. Ah, dimenticavo: ero una fumatrice da 20 sigarette al giorno, ma questo non giustificava la macchia nella parte alta dei polmoni e i globuli bianchi triplicati, rispetto ai valori normali.

Da qui, ha inizio la mia seconda vita parte 1, benché io non avessi capito ancora nulla di ciò che mi stava capitando: il mio unico interesse? Solo tornare a lavoro, altrimenti mi avrebbero licenziato, pensavo. Povera me: piccola e impaurita dal mondo del lavoro e poco interessata alla gravità di ciò che cercavano di spiegarmi, o forse nessuno mi aveva spiegato nulla, ho un vuoto di quei giorni.

Nel frattempo che mia madre si preoccupava di far vedere i miei esiti a più reparti, ricordo di essermi messa su un treno per Torino dove i miei zii abitavano ed esaminandomi oggi, tra vuoto di quei giorni e biglietto per Torino, probabilmente scappavo da qualcosa che avevo intuito, ma non volevo elaborare. Ricordo che dopo una settimana che ero da mia madrina ( sorella di mia mamma) ho avuto un momento di panico (come se qualcuno mi stesse tenendo da dietro, aggrappato solo alla maglietta, sopra uno strapiombo e l’unica cosa che vedevo era l’altezza) e di punto in bianco mi sono seduta sul tavolo, l’ho guardata e con la voce tremante le ho detto ” perché nessuno mi dice nulla di quello che mi sta succedendo?” e sono scoppiata in lacrime tra le sue braccia.

Dirò molti ” Ricordo ” nel mio racconto, perché devo sforzarmi di ricordare momenti che ho voluto probabilmente oscurare nella mia stanza dei ricordi, in qualche angolo della mia testa!

Ho bisogno di prendere fiato.

treno di ricordi

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